lunedì 26 settembre 2011

Recensione: Supergirl #1 (The New 52)

Personaggi dei comics appesantiti da una cronologia di trascorsi narrativi confusionari e contraddittori ne esistono tantissimi, ma se ce n'è uno che ha pieno diritto a concorrere per il premio continuity più incasinata di tutti i tempi questo è sicuramente Supergirl.

Di alter ego di Supergirl ne sono esistiti molti, ma il più famoso è certamente Kara Zor-El, cuginetta di Superman.

A un certo punto si è però deciso che Superman doveva drammaticamente ritornare a essere l'ultimo superstite di Krypton, e Kara è dovuta sparire dalla circolazione salvo qualche nostalgica ricomparsa a effetto.

Ma ora, direttamenente da Kryptoooon, Kara è quiiiiii!!! Per riportarla a pieno diritto nell'universo DC Comics, la ragazza andava però ripulita dal suo passato confuso. E quale immagine più simbolica che quella di farla risvegliare fra la neve candida? (NB: che fa anche tanto "Natale" come se Kara fosse un angelo caduto in Terra)

Supergirl #1 è tutto incentrato su questo plot: al lettore viene suggerito che Kara ha delle origini molto interessanti che per ora non ci vengono spiegate e d'altra parte nemmeno lei stessa le ricorda. Si sa solo che l'albo inizia con la ragazza che cade dal cielo e si ritrova catapultata sulla Terra mentre credeva d'essere atterrata su Krypton. E come se non bastasse Kara è cascata in brutti guai, dato che dovrà vedersela con soldati in armatura mecha giunti sul posto a investigare.

Tutto l'albo va avanti così. Kara sbatacchia a destra e sinistra i suoi avversari, ne viene sbatacchiata a sua volta, e nel frattempo pensa fa sé e sé fornendoci innumerevoli indizi sibillini sul suo passato. In Supergirl #1 quindi non succede proprio nulla. Anzi, no! Succede una cosa molto importante, invece. Una cosa praticamente inedita.

Lo sceneggiatore Michael Green fa la sua parte impostando stretto stretto su Kara il punto di vista della narrazione e costruendo abilmente i pensieri della ragazza, e il disegnatore Mike Johnson supporta con sufficiente abilità il lavoro dello scrittore concentrandosi molto sulle espressioni facciali.

Ci viene restituito un personaggio vividissimo, di un candore fanciullesco irresistibile. Vediamo Kara faticare, piangere e provare dolore, trovandoci a empatizzare immediatamente con lei anche se avevamo cominciato a leggere l'albo con supponente scetticismo.

Ed è una cosa realmente mai vista su questo personaggio. Questa è la prima volta - che io ricordi - che Supergirl non è semplicemente la ragazza super con la S sul petto al pari del suo ben più famoso cugino. Questo è un albo di Supergirl-Supergirl e non semplicemente di Supergirl-la cugina di Superman. Una ragazza che viene mostrata per quel che è, non attraverso gli occhi di qualcun'altro. E il valore dell'albo è tutto qui, ma scusate se è poco per un titolo di puro intrattenimento.

Sulla parte grafica, non brillantissima ma adeguata a rendere questa impostazione, ho da esprimere un unico disappunto deciso: la colorazione. E' bella, ma curatissima nelle prime pagine e un po' meno curata da metà albo in poi. Ma sopratutto incappa in un inspiegabile cambio in corsa di tonalità predominanti, che non mi pare giustificato dalla narrazione e che viene avvertito con un certo fastidio.

Aehm.. altro da segnalare? Ah sì. Col reboot DC Comics il buon vecchio Superman ha perso le mutante (leggi qui) ma Supergirl non è da meno perché anche lei ha perso il gonnellino plissettato. Il che stempera quell'aria da ragazza pon-pon senza cervello.

Immagino comunque che per questo cambiamento epocale, sia che lei che suo cugino si siano consigliati con Edna "E" Mode, la stilista dei supereroi (grazie a Ilaria per il suggerimento).


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