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martedì 18 ottobre 2011

Recensione: Green Lantern Corps #1 (The New 52)

Altra serie che si inserisce nell'universo narrrativo di Green Lantern, anzi delle Green Lanterns.

Questa Green Lantern Corps dovrebbe occuparsi dell'intero corpo di poliziotti galattici, dotati di anelli color smeraldo, che conta almeno 7.200 membri. Ma il titolo per ora finisce per focalizzarsi solo su Guy Gardner e John Stewart, le due Green Lanterns della Terra (Hal Jordan a parte).

Ai testi troviamo Peter J. Tomasi che aveva già curato in passato lo stesso titolo e che si era anche occupato di scrivere la serie mensile per  Guy Gardner (Emerald Warriors).

Sebbene in Green Lantern Corps #1 non venga fatto alcun reboot dello scenario di base per il corpo, Tomasi usa un espediente efficace per ben introdurre i personaggi a beneficio dei nuovi lettori. Prima di spararli su, nello spazio, li colloca a terra mettendoli nella stessa condizione in cui si trova Hal Jordan al momento: quella di persone che tentano di condurre una vita normale.

Bello progettare i palazzi così
Vediamo così Gardner affrontare un colloquio di selezione del personale per trovare infine lavoro solo come allenatore sportivo di una squadra scolastica, mentre scopriamo Stewart ingaggiato come progettista edile ma molto frustrato dal dover combattere contro la burocrazia.

Scene che riescono a farci subito comprendere come il ruolo naturale in cui collocare entrambi i personaggi sia esclusivamente quello di membri del corpo delle lanterne.

In apertura dell'albo, una scena raccapricciante introduce una nuova minaccia. Un essere sanguinario uccide alcune Lanterne Verdi, ma quel che è peggio è che costui pare del tutto inattaccabile dal potere degli anelli. Gardner e Stewart tornano perciò su Oa per rispondere alla chiamata di soccorso.

In chiusura dell'albo viene mostrata tutta la furia distruttrice dell'antagonista, ben comunicando al lettore il reale livello di pericolosità della situazione.

Il vero posto per Guy e John
Ritmo diretto, efficace e pieno di pathos, nonché plastico e spettacolare nei disegni di Fernando Pasarin. L'albo funziona egregiamente sia per i vecchi che i nuovi lettori, anche grazie a tavole che sono una vera gioia per gli occhi e che sono splendidamente rifinite da chine dettagliate e ottima colorazione.

Nessun reboot, quindi, ma solo l'aggiunta di un ennesimo tassello per il sempre più vasto mosaico galattico che la mitologia delle lanterne sta componendo da anni. Ci si preoccupa solo un po' di più del solito di condurre per mano, dentro questo meravigliosa composizione, anche le nuove schiere di lettori.


mercoledì 12 ottobre 2011

Recensione: Green Lantern New Guardians #1 (The New 52)

Green Lantern e testate collegate non hanno subito alcun reboot in occasione dell'operazione The New 52. Anche le nuove collane della famiglia di Batman mostrano una certa continuità (caratteriale, più che narrativa) con il passato, ma per loro l'orologio della narrazione è stato spostato indietro di qualche anno. L'universo narrativo di Green Lantern è praticamente l'unico che sia uscito del tutto indenne dal rilancio DC Comics.

Ma se Green Lantern #1 (recensito qui) prende il via esattamente dal punto in cui si era conclusa la Guerra delle Lanterne, DC Comics ritiene comunque necessario effettuare un reboot simbolico. E lancia anche la collana Green Lantern New Guardians che dovrà funzionare da porta di accesso per lettori nuovi, quelli non così smaliziati su eventi pregressi che sono tanto stratificati da intimorire. In questo Green Lantern New Guardians #1 si tiene quindi conto degli scenari precedenti, ma al contempo si introduce una nuova Lanterna Verde terrestre con la quale i più giovani possano empatizzare.

Ganthet, unico Guardiano di OA sopravvissuto
Appena buttato un'occhio sulla splash page inziale è impossibile non farsi agganciare dall'albo e non continuare la lettura. I Guardiani di OA e le Lanterne sembrano essere stati sterminati, con Ganthet unico sopravvissuto, il quale si mette subito in cerca di qualcuno degno di diventare una nuova Green Lantern.

Un candidato viene individuato in Kyle Rayner, aspirante disegnatore di fumetti squattrinato e un po' sfigato. Risulta subito ovvio si tratta di un soggetto che può ben funzionare per attrarre pubblico fresco. Che poi sia anche un disegnatore di fumetti, dà più senso alla spettacolarità delle creazioni visive scaturite dall'anello come materializzazioni della forza di volontà di chi lo indossa, e sotto questo aspetto vengono mostrate un paio di creazioni realmente di grande (e divertente) impatto.

Kyle Rayner, sei stato nominato!
Nel frattempo è restata in piedi la faccenda degli anelli arcobaleno, ereditata dalla Guerra delle Lanterne. In giro per l'universo non esistono solo anelli verdi, ma anche gialli, rossi, viola, blu oltremare, rosa fuxia, grigio londra, lapislazzulì... eccetera eccetera.

Ogni colorazione ha dato vita a un proprio corpo di lanterne dalle intenzioni meno nobili di quelle del corpo delle Lanterne Verdi. Il (truculento) corpo delle Lanterne Rosse ha persino meritato una propria testata (Red Lanterns).

Il ragazzo impara presto
Mentre l'eroismo di Kyle Rayner comincia farsi apprezzare dalla gente comune, gli anelli multicolore sfuggono via, di loro volontà, dai loro proprietari per convogliare tutti assieme verso Kyle, evidentemente scelto dagli anelli come loro nuovo indossatore ufficiale per la stagione autunno/inverno 2011. E i vecchi proprietari? Sono tutti incavolati neri verso Kyle, ovviamente.

Storiellina semplice di una immediatezza vivace e fresca sia nei disegni di Tyler Kirkham che nei testi di Tony Bedard, oltre che infine nelle bellissime chine dai tratteggi sottili e graffiati. L'unico appunto da fare al numero di esordio è che del carattere di Kyle Rayner non sappiamo per ora granché, ma questo non impedisce comunque di simpatizzare subito con lui.

Se si voleva creare una serie di supereroismo classico e di facile presa su lettori nuovi, le premesse sembrano essere state ben poste. E che si riesca a far piacere il tutto anche a lettori più di lunga data e senza buttare via le trame pregresse, è solo un ulteriore merito.

PS: Altro giro, altra errata corrige. Dopo 30 recensioni DC comincio a perdere colpi.
Kyle Rayner esiste già in alcuni eventi DC Comics passati, come esiste l'evento della distruzione di OA. In effetti questo albo fa un "reboot" della figura di Kyle Rayner pur mantenendo in piedi lo scenario della "Guerra delle Lanterne" e "Anelli arcobaleno". Un pasticciaccio. (Thanks AleC).
   

sabato 24 settembre 2011

Recensione: Green Lantern #1 (The New 52)

Questo Green Lantern #1 parte da una situazione pregressa abbastanza (come dire?) incasinata! Già, perché Green Lantern è una delle cinquantadue testate del reboot DC Comics ma non subisce nessun reboot. Più o meno.

Col precedente Green Lantern #67 (pima del reboot) si è conclusa la saga War of the Green Lanterns, trama macchinosa, a tratti anche puerile, in chiusura della quale Hal Jordan perdeva il suo anello smeraldo e tornava al ruolo di normalissimo cittadino della Terra privo di superpoteri.

L'arco narrativo era stato concepito per sfruttare la grande popolarità che Green Lantern avrebbe dovuto raggiungere con l'uscita del film, spingendo il lettore all'acquisto non solo dei fumetti dedicati al personaggio ma anche di altre collane DC Comics. Ragion per cui la trama War of the Green Lanterns allungava le sue propaggini narrative su tutto il resto del DC Universe.

Il gradimento del pubblico per il film però è stato modesto, i fumetti di Green Lantern non hanno beneficiato di impennate di vendite particolarmente esaltanti ed in DC Comics è stato messo in atto il piano B: l'operazione di reboot The New 52, appunto. E se l'azzeramento narrativo fosse stato operato anche per la testata dedicata a Green Lantern non ne sarebbe derivato nessun problema a livello di narrazione.

Hal Jordan perde l'anello (in Green Lantern #67)
Senonché Green Lantern #1 continua il racconto riprendendolo esattamente da dove era stato lasciato in Green Lantern #67 (eventi pre-Flashpoint). Insomma non si sa bene in che modo le conseguenze di War of the Green Lanterns dovrebbe influenzare un resto dell'universo che di fatto non esiste più, o anche che cosa ormai ce ne dovrebbe emotivamente fregare se questa influenza ci sarà o non ci sarà.

Da un punto di vista strettamente tecnico, invece, Green Lantern #1 è realmente un reboot epocale. Perché ora l'anello di Hal Jordan è in possesso di Sinistro, tornato (quasi) a pieno titolo a essere un membro del Corpo delle Lanterne Verdi.

E l'anello di Hal ora è in mano a Sinistro
Anzi è proprio Sinistro la Green Lantern cui è dedicata la testata. Però il focus narrativo dell'albo è ancora prevalentemente fissato su Hal Jordan, per cui forse Green Lantern #1 sarebbe stato meglio intitolarlo Hal Jordan #1, e... aaaaarrrghh! E basta!!!!

Mi sta scoppiando la testa, ma ho reso l'idea perciò meglio passare a parlare dell'albo in sé piuttosto che delle premesse. A parte la novità di avere Sinistro di nuovo nel Corpo (ma non per questo meno malintenzionato e rancoroso nei confronti dei Guardiani di Oa) e Hal Jordan ridotto a umano semplice, l'impatto dell'albo è quello che avrebbe un numero qualunque. Non si avverte nessun brivido particolare nel leggerlo.  

Geoff Johns si barcamena con un certo mestiere fra le pasticciate esigenze imposte dalla casa e riesce a consegnare comunque un albo di lettura leggera e piacevole. Ma niente di speciale per essere un numero #1, anche perché il non esaltante disegnatore della serie Doug Mahnke sembra qui più frettoloso di quanto lo fosse nel precedente arco narrativo, ed è anche malamente accompagnato dalla colorazione piuttosto sciapita di David Baron.

I Puffi litigano fra loro I Guardiani non sono tutti concordi sul ritorno di Sinistro
A parte qualche spunto umoristico (ma neanche troppo) offerto a Geoff Johns dalla nuova situazione di Hal Jordan come uomo comune, in Green Lantern #1 non c'è proprio niente da segnalare che giustifichi l'inserimento del personaggio nell'operazione The New 52. Nessuna infamia, nessuna lode, nessun vero clamore.

L'albo però ha venduto bene ugualmente, circostanza che si presterebbe come occasione per discutere se i fumetti seriali oggi siano più il frutto del lavoro creativo di scrittori e artisti o piuttosto solo il risultato di politiche aziendali del tutto meccaniche ma ipercollaudate. Ma questa, purtroppo, è un'altra storia.


domenica 4 settembre 2011

Recensione: Justice League #1 (The New 52)

"C'era un tempo in cui il mondo non li chiamava i più grandi supereroi - C'era un tempo in cui il mondo non sapeva cosa fosse un supereroe - Quel tempo è adesso" (Incipt di Justice League #1)

Quando si lancia un nuovo supergruppo gli approcci possibili sono due: (1) Subito catapultare il lettore nell'azione, rimandando a dopo le presentazioni dei componenti il gruppo (2) Fare il contrario.

In Justice League #1 lo scrittore Geoff Johns - senza dimenticare anche il contributo dato da Jim Lee, visto che nel reboot DC Comics c'è il suo apporto non solo per la parte grafica - ha scelto una soluzione in bilico fra le due possibilità, ma a ben guardare ha adottato più il secondo approccio che il primo.

Non sembra essere la soluzione migliore, come non sembra ottimale l'avere un numero #1 composto da sole 24 pagine. Si dovrebbe ricorrere a una foliazione maggiorata per il lancio di una nuova serie, ma qui pare proprio non si sia potuto farlo.

Justice League #1
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I tempi a disposizione per la produzione degli albi son quelli che sono e l'operazione The New 52 è senz'altro di estrema complessità. Ecco perché c'è proprio Geoff Johns ai testi di Justice League #1, primo albo dell'operazione a venir lanciato. 

Johns può già vantare successi incredibili nel gestire operazioni editoriali e narrative complesse (Green Lantern: Rebirth, Crisi Infinita, 52, Superman: One Year later, Flash: Rebirth, Sinestro Corps, Brightest Day). E' riuscito persino a compiere il rilancio di un personaggio difficilmente attraente come Booster Gold.

Sicuramente è l'uomo adatto su questa serie, tenendo presente che da Justice League - nodo centrale nell'immaginario DC Comics - le linee guida da lui impostate si propagheranno sulle altre testate.

Justice League #1
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Justice League #1
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Ma, a caldo, quale impressione fa questo Justice League #1? Buffo, ma non sembra proprio sia l'inizio di una nuova era dei comics. Magari dopo tanta pubblicità ci si aspettava di leggerlo in preda a un'estasi mistica ma ovviamente non è così.

L'intento è di portare lettori freschi e allora proviamo a guardare l'albo con gli occhi di un novellino che fino a ieri i fumetti non li leggeva, o almeno non leggeva albi DC Comics. Justice League #1 lo convincerà senza ombra di dubbio che non può più fare a meno di leggere i numeri successivi?

Non è facile rispondere. Forse sì, forse no. Più probabilmente no, ma non ci metterei la mano sul fuoco. L'albo è di buon livello, ma l'approccio narrativo scelto è di rimandare quasi del tutto l'azione, eccetto quelle due tre paginette di splash action.

Justice League #1
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C'è Batman che insegue una creatura aliena ma che è a sua volta braccato dalla polizia. Il mondo ha appena scoperto l'esistenza dei superuomini e non trova la loro esistenza molto tranquillizzante. Da un punto dell'azione (che è anche l'unica che vedremo in questo numero) la scena funziona. Dal punto di vista simbolico/suggestivo ha invece un piccolo difettuccio: Batman non ha superpoteri e non è il bersaglio più significativo che si poteva scegliere per dare pathos al bracconaggio da parte delle forze dell'ordine.

Comunque sia, la creatura aliena è probabilmente il primo nemico che la Justice League dovrà affrontare (anche al suo debutto nel 1960 la League dovette vedersela come prima cosa con un alieno: Starro), ma l'azione - fatta salva una piccola scaramuccia corpo a corpo fra Batman e l'alieno - viene rimandata ai numeri successivi.

Justice League #1
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L'inseguimento viene interrotto perché Batman si imbatte in Green Lantern. Con poche battute efficaci si riesce a rendere bene il contrasto fra la solarità dell'eroismo della Lanterna e la cupezza tormentata del Cavaliere Oscuro.

Che però tanto oscuro qua non pare. I tratti caratteriali di Batman sembrano più smussati del solito: viene il sospetto che nel New Universe si voglia dare a Batman una caratterizazione snellita dai tratti più duri, il che è anche una scelta logica per attirare lettori veramente giovanissimi (ed ecco il probabile colpo di spugna inferto anche a Dark Knight Returns e Batman Year One di Frank Miller).

Ancora un po' di verbosa interazione fra Batman e Green Lantern e poi si passa a Vic Stone ossia Cyborg, che dovrebbe essere la vera chiave d'accesso per i lettori più giovani e che quindi viene mostrato ancora pienamente umano, non ancora cyborgizzato.

Justice League #1
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La presentazione di Vic Stone, per funzionare con gli scopi detti, doveva indispensabilmente essere messa nel numero #1. La pessima conseguenza è che la storia - già rallentata - ne risulta completamente arrestata. 

E in chiusura l'apparizione di Big Blue Superman (ancora più Blue, senza le fidate mutande rosse). Appare e basta, però, senza far nulla dato che il cliffhanger dell'ultima pagina rimanda al numero successivo (Prossimo numero: Batman contro Superman). E anche la comparsa degli altri componenti della Justice League (Aquaman, Wonder Woman, Flash) è rimandata al secondo numero, sempre che il primo vi abbia convinto abbastanza da aprire nuovamente il portafoglio.

Ma parliamo dei disegni di  Jim Lee. Non è mai stato uno storyteller di particolare originalità inventiva. I suoi pregi sono sopratutto nella perferzione tecnica dell'esecuzione e nella peculiarità del suo tratteggio (che ha fatto scuola).

Justice League #1
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Anatomie e volumi sprizzano vigore da ogni pagina e sotto questo aspetto Lee è persino migliorato con gli anni, disfacendosi di inutili orpelli. Anche la sua suddivisione delle tavole in vignette è sempre stata efficace, quanto meno per esprimere velocità d'azione.

Solo che qui l'azione non c'è.

In definitiva un albo di ottimo livello, ma se basti a convincere la maggioranza dei lettori che questo davvero è l'inizio di una nuova era, è cosa tutta da dimostrare. Per il momento non si riesce a parlar male di questo esordio, ma neanche a traboccare d'entusiasmo.

Le prenotazioni di JL #1 hanno raggiunto quota 200.000. Riuscirà DC Comics a confermare almeno metà di queste prenotazioni per il secondo numero?




Justice League #1 - Ultima Pagina


DC Comics Reboot: The New 52 - tutte le recensioni

sabato 3 settembre 2011

DC Comics Reboot: dalle vendite in mutande a un futuro senza


Bello eh? Figata!

E' il nuovo film su Superman, Man of Steel, Kaal-el, Clark Kent - come volete chiamarlo lo chiamate e lui si gira sempre - perché bisogna sempre farne di nuovi di film sui supereroi, anche per i supereroi già fatti e strafatti, che il film diretto da Bryan Singer dicono che non andasse più bene o non è mai andato bene (a me piaceva parecchio) e meno ancora andavano più bene quelli con Christopher Reeve (a me piacevano parecchio anche quelli anche se capisco fossero ormai veramente da buttare, oscenamente zeppi di attoruncoli da quattro soldi quali Gene Hackman o Marlon Brando), e che...

Ma basta, il passato è passato. Chi ha avuto, ha avuto, ha avuto e chi ha dato, ha dato, ha dato (noto proverbio per balbuzienti, citazione da Alessandro Bergonzoni) e ora siamo già con un occhio al futuro.

E il futuro è questo: Superman: Man of Steel che uscirà in Usa il 14 giugno 2013 con Zack Snyder alla regia (quello che ha diretto Watchmen, sì) e interpretato da Henry Cavill del quale ci troviamo qui per puro caso delle diapositive che lo ritraggono nei costumi di scena:


Ma sempre per puro caso si troviamo sottomano anche questo piccolo gioco a quiz (centinaia di no-prize in palio):


A destra non c'è il mantello, è evidente (forse l'inquadratura è da tagliare o forse in qualche scena lo aggiungeranno in CGI, non-lo-so) ma c'è un'assenza ancora più evidente: mancano le mutande!

Va bene che era anche ora, dato che Superman era rimasto l'unico idiota sulla faccia della Terra a indossare le mutande sopra i pantaloni (gli fanno compagnia in questo molti impiegati la cui sveglia non ha suonato per tempo ed escono molto frettolosamente da casa) ma la domanda nasce spontanea: era una idiozia, d'accordo, ma c'eravamo affezionati ormai a questo vezzo dell'Uomo d'Acciaio. Ce lo rendeva più umano, più vicino... più impiegato, ecco! Perchè cambiare?

Perché è l'era del reboot, bellezza... la risposta si chiama The New 52!!! Il reboot fumettistico di Superman & Friends.

Nel reboot Superman ha perso molto di più del suo glorioso passato, di una moglie che si chiamava Louis Lane (scomparsa senza pretendere gli alimenti né quote sui lucrosi guadagni dei diritti d'immagine - certi supereroi hanno tutte le fortune) nonché perso qualche annetto di troppo sulla carta di identità (Nato a? Krypton! Dooove? Lasci perdere, scriva Kansas).

Superman nel reboot ci ha rimesso ANCHE le mutande!

Cover Justice League #1 e una smutandata pagina interna

E non è mica l'unico sa, signora mia bella? Che tempi...  che tempi!
Anche altri eroi hanno subito un restyling grafico per rendere meno evidente l'esistenza delle mutande.

Il vecchio Lanterna Verde e quello nuovo in Justice League #1

D'altra parte l'avevano detto che avrebbero stravolto tutto fino alle radici. Stiamo andando nel futuro e questa è la strada. Strade? Dove stiamo andando non abbiamo bisogno di strade. E neanche di mutande.


DC Comics Reboot: The New 52 - tutte le recensioni

Green Lantern: il secondo lungometraggio animato

Dopo l'ottimo Green Lantern: First Flight (2009) la divisione DC Animated Universe ha distribuito in Usa per il mercato home video un altro lungometraggio animato dedicato a Lanterna Verde: Green Lantern: Emerald Knights (Giugno 2011).

Si tratta di un film a episodi, al pari dello spettacolare Batman: Gotham Knight, ma ciò non gli impedisce d'avere notevole unità narrativa. L'idea del lungometraggio è quella di concentrarsi coralmente sul Corpo delle Lanterne Verdi e non sul solo Hal Jordan.

A questo scopo Geoff Johns (attualmente ai testi di Justice League #1, una delle nuove testate dell'operazione The New 52) ha selezionato alcune delle migliori storie fumettistiche dedicate alla complessa mitologia dei Guardiani di OA e del Corpo delle Lanterne Verdi, per coordinarne gli adattamenti in animazione.

Tanto per dare idea del livello delle storie selezionate, una di queste è opera del duo Alan Moore/Dave Gibbsons (gli stessi autori di Watchmen). Ma prima di parlare in dettaglio dei singoli episodi del film, meglio dare un'occhiata al trailer.

Trailer Green Lantern: Emerald Knights (2011)


Krona
Emerald Knights: questo episodio è la storia principale del film, rispetto al quale gli altri cinque episodi sono concepiti come appendici di approfondimento.

[Piccola avvertenza: il titolo dell'episodio, nonché del lungometraggio tutto, può indurre in confusione. Esiste una omonima saga a fumetti raccolta nel 1998 in un volume unico, ma il lungometraggio ha poco a che fare con essa. Il titolo è stato piuttosto scelto per assonanza con  Batman: Gotham Knight, altro cartoon composto da sei episodi].

Green Lantern - Emerald Knights affronta di petto - con una sceneggiatura scritta da Alan Burnett e Geoff Johns - uno dei miti più suggestivi della cronologia dei Guardiani di OA: il momento in cui l'ambizioso scienziato Krona, con un complicato esperimento scientifico, riuscì a posare lo sguardo sulla mano di Dio nell'atto di avviare il Big Bang dell'universo.

Ecco cosa ha visto Krona.
E adesso l'avete visto anche voi: cavoli vostri!!!
Un mito talmente irrresistibile da essere stato rivisitato più volte nei fumetti DC Comics, alcuni dei quali hanno spinto Krona alla raggiunta consapevolezza dell'esistenza di un vasto spettro di universi paralleli, Marvel Universe compreso.

Ma da che mondo è mondo (a maggior ragione dal Frankenstein di Mary Shelley in poi) nella cultura popolare mangiare i frutti più alti dell'albero della conoscenza è sempre fonte di disgrazie.

Il successo scientifico di Krona provoca perciò la distruzione del tessuto spaziotempo e la possibile - ma poi sventata - scomparsa del nostro stesso universo. Krona viene smaterializzato dai Guardiani di OA e reso innocuo con l'esilio in un universo parallelo fatto d'antimateria.

Per raccontarci una storia connessa a questo mito, Alan Burnett e Geoff Johns scrivono un soggetto originale e ci mostrano l'attacco che Krona - liberatosi dall'esilio - sferra contro il pianeta OA, sede dei Guardiani e del corpo delle Lanterne.



Gli altri cinque episodi vengono introdotti dalle voci narranti di Hal Jordan e Arisia, quest'ultima una Lanterna Verde novellina.

Sia Arisia che Hal Jordan compaiono in alcuni episodi, come compare anche Sinestro (o Sinistro, detto all'italiana) che ci viene mostrato quando era ancora la più stimata delle lanterne, prima che venisse sedotto dal lato oscuro della forza dal potere dell'impurità gialla.

Kilowog
The First Lantern è l'episodio che racconta la storia della prima Lanterne Verde in assoluto: Avra, che lottò con coraggio e volontà contro il caos dominante in un universo ancora giovane, contribuendo a fondare il Corpo delle Lanterne Verdi come unica soluzione per garantire pace e ordine universale. L'anello di Avra è poi passato via via ai suoi successori, fino a giungere in mano a Abin-Sur, che ha infine scelto Hal Jordan come suo continuatore.

Kilowog - episodio di narrazione delle origini di un'altra epica Lanterna Verde, racconta l'addestramento spietato che Kilowog ha dovuto affrontare per entrare nel corpo divenendone uno dei membri più valorosi. Basato sulla storia a fumetti New Blood di Peter J. Tommasi e Chris Samnee.

Laira - storia di una Lanterna Verde che per onorare la sua missione fu costretta alla tormentata decisione di combattere contro il suo stesso pianeta natale e contro suo padre. Episodio che basa tutto il suo fascino su sapori orientaleggianti. Basato sul fumetto Onore a Che Prezzo? di Ruben Diaz e Trevor Charest.

Mogo Doesn't Socialize ci presenta un pianeta vivente (sì, proprio! Una roba strana come Ego creato da Jack Kirby per Marvel). Mogo era esso stesso una lanterna e ha svolto un ruolo decisivo nella storica battaglia fra i Guardiani di OA contro Krona. Basato sul fumetto Mogo non socializza di Alan Moore e Dave Gibbons.

E poteva infine mancare un episodio su Abin-Suir, padre putativo della lanterna Hal Jordan? Ovviamente no.  

Abin-Suir racconta del contrasto fra Sinistro e Abin-Suir, i promotori di due visioni contrapposte della missione affidata alle lanterne. Convinto fanatico della programmazione ipercontrollante il primo, più fiducioso e consapevole del ruolo del caso il secondo. Basato sul fumetto Tygers di Alan Moore e Kevin O' Neill (con qualche adattamento filmico apportato da Geoff Johns)



giovedì 1 settembre 2011

Recensione Film: Lanterna Verde (Green Lantern - 2011)

Lanterna Perde. Ho un piccolo problema nello stendere questa recensione. Il film è ottimo. Il film non funziona.

Sento che non riuscirò a parlarne in modo molto lineare e mi rassegno a farlo in maniera più frammentata. Dopo la visione non mi scopro particolarmente divertito, ma neanche particolarmente annoiato. Sono indifferente, ecco! Brutto segno. Andiamo con ordine allora, spuntando la checklist.

Rispondenza visiva al fumetto? Buona! Rispondenza tematica? Abbastanza buona anche questa, tranne per un aspetto (importante) che dirò più avanti. Il film si fa seguire anche dal pubblico che non conosce il fumetto? Sì! Impatto visivo? Buono, specie per la fotografia. Sceneggiatura? Pulita, lineare, con le classiche incongruenze narrative - anche macroscopiche - cui abbiamo fatto il callo, quindi sorvoliamo. Approfondimento personaggi? Cominciamo a scricchiolare. Regia? Le crepe si allargano. Interpretazioni? Crollo definitivo!

Ryan Reynolds: il problema è proprio l'attore principale. Niente da fare, carisma realmente sottozero. L'hanno scelto forse perché gli riesce bene la parte dello spaccone, e la caratterizzazione che hanno voluto dare a Lanterna Verde va un po' troppo alla deriva sul tono macho-spaccone (Terra chiama Warner: questo è Lanterna Verde-Hal Jordan, eh? Non Lanterna Verde-Guy Gardner. Vi siete distratti, cose che capitano).

Per interpretare Gambit in futuro, Ryan Reynolds sarà adattissimo (forse... non lo so, vedremo) ma per la Lanterna Verde dei comics più amata di tutti i tempi - la più nobile e la più pura di cuore - non ci siamo proprio.

Tema del film? Non dico trama, sto dicendo tema. Secondo crollo! Il tema è presentare in sequenza tutto quello che serve a far vendere (prima) tanti biglietti alla cassa del cinema e (dopo) tanti prodotti alla cassa della giocattoleria e della fumetteria. E ci hanno messo proprio tutto quello che credevano servisse, non badando molto a concentrarsi sul resto e spendendo un mucchio di soldi lungo la strada. Cosa serva davvero per ottenere l'effetto sperato non lo sa nessuno, sorry. Ritenta, sarai più fortunato.

Perché come spettatore dovrebbe interessarmi un anello con cui creare verdognole piste polistyl formato gigante su cui far scorrere elicotteri in precipizio non lo so. Le creazioni scaturite dall'anello sono belle da vedere e possono sicuramente tornare utili per vendere tanti giocattoli. Ma servono anche alla trama? Al tema? No. Buttate dentro e lasciate così.

Okay, dicevamo della regia. Niente da fare anche qua. Bella, pulita, e... tollerante. Martin Campbell deve essere uno che guarda il monitor e se proprio gli passa sotto gli occhi un errore macroscopico (un attrezzista che impalla la cinepresa, per esempio) butta via la scena. Altrimenti urla "buona!" con la voce di René Ferretti. Se Campbell sia capace di fare molto altro non lo so e non lo voglio sapere, ma un po' mi ci immedesimo anche. Con i costi che ha avuto questo questo film che altro doveva fare? Ha fatto un lavoro pulito, senz'altro. Ispirato proprio no!  E' un regista d'azione e si vede. Le azioni funzionano tenendovi svegli mentre tutto il resto vi trascina fra le braccia di morfeo.

Ritmo? Uhm... c'è un rallentamento quando il buonino della situazione diventa via via più cattivello, e poi decisamente cattivone. Là ci si annoia decisamente un po' e si percepisce una certa lentezza di scorrimento. No, non parlo del cattivissimo Parallax, ma di Peter Sarsgaard nel ruolo di Hector Hammond. Se avessero approfondito un po' di più certi simbolismi che pure hanno voluto buttare dentro la storia senza lavorarli più di tanto (analogie/differenze nei rapporti padre-figlio sia per Lanterna che per Hector Hammond, per esempio) le parti lente avrebbero funzionato di più

Qual'era l'aspetto tematico che avevo lasciato in sospeso prima? Tutto quell'insistere così puerile sul contrasto coraggio/paura e altri valori analoghi. Sembra di vedere Marty McFly quando gli sale il sangue al cervello perché qualcuno l'ha chiamato fifone. Difetto che rientra nelle intenzioni di fondo mal perseguite: sfornare il film perfetto per i teenager. Queste contrapposizioni potevano essere sviluppate meglio e avrebbero costituito il vero tema del film, avrebbero dato forza e brillantezza a tutto il resto. Ci avrebbero consegnato un personaggio di credibile eroismo (è o non è un film su un supereroe)?

Conclusioni: Da non conoscitori del fumetto vi divertirete a guardare il film? No! E da fumettofili? Meno!

Non vi annoierete e questo è tutto. Giocattoli ne venderanno pochi, di popcorn al cinema giusto un po' di più. Lanterna Verde è un film curato-curato e piatto-piatto. Non riesce a fare neanche arrabbiare quanto basta per stroncarlo appassionatamente.




mercoledì 10 agosto 2011

Quarto trailer italiano per Lanterna Verde

Warner Bros ha diffuso un quarto trailer italiano per Lanterna Verde (Green Lantern), film già distribuito in Usa il 17 giugno e in imminente uscita il 31 agosto anche nelle sale italiane.

Il nuovo trailer si va aggiungere ai tre già diffusi per il film basato sul popolare supereroe DC Comics. La regia è affidata a Martin Campbell - già direttore di Agente 007 - Casino Royale e La leggenda di Zorro - mentre la sceneggiatura affidata a Greg Berlanti e Michael Goldenberg.

Nel ruolo di Lanterna Verde troviamo Ryan Reynolds, attore che in X Men le origini - Wolverine interpretava una versione giovanile di Deadpool.

Protagonista femminile è invece Black Lively, vista nel film The Town diretto da Ben affleck. Altri componenti del cast sono Peter Sarsgaard e Mark Strong.

Il film ha registrato in Usa, come negli altri paesi in cui è già uscito, incassi per i quali Warner Bros si è detta piuttosto delusa. La critica principale mossa dagli spettatori riguarda lo scarso carisma di Ryan Reynolds.




Quarto Trailer Italiano



Terzo Trailer Italiano



Secondo Trailer Italiano



Primo Trailer Italiano




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