"C'era un tempo in cui il mondo non li chiamava i più grandi supereroi - C'era un tempo in cui il mondo non sapeva cosa fosse un supereroe - Quel tempo è adesso" (Incipt di
Justice League #1)
Quando si lancia un nuovo supergruppo gli approcci possibili sono due: (1) Subito catapultare il lettore nell'azione, rimandando a dopo le presentazioni dei componenti il gruppo (2) Fare il contrario.
In
Justice League #1 lo scrittore
Geoff Johns - senza dimenticare anche il contributo dato da
Jim Lee, visto che nel
reboot DC Comics c'è il suo apporto non solo per la parte grafica - ha scelto una soluzione
in bilico fra le due possibilità, ma a ben guardare ha adottato
più il secondo approccio che il primo.
Non sembra essere la soluzione migliore, come non sembra ottimale l'avere un numero #1 composto da sole 24 pagine. Si dovrebbe ricorrere a una foliazione maggiorata per il lancio di una nuova serie, ma qui pare proprio non si sia potuto farlo.
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I tempi a disposizione per la produzione degli albi son quelli che sono e l'operazione
The New 52 è senz'altro di estrema complessità. Ecco perché c'è proprio
Geoff Johns ai testi di
Justice League #1, primo albo dell'operazione a venir lanciato.
Johns può già vantare successi incredibili nel gestire operazioni editoriali e narrative complesse (
Green Lantern: Rebirth,
Crisi Infinita,
52,
Superman: One Year later,
Flash: Rebirth,
Sinestro Corps,
Brightest Day). E' riuscito persino a compiere il rilancio di un personaggio difficilmente attraente come
Booster Gold.
Sicuramente è l'uomo adatto su questa serie, tenendo presente che da
Justice League - nodo centrale nell'immaginario DC Comics - le linee guida da lui impostate si propagheranno sulle altre testate.
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Ma, a caldo, quale impressione fa questo
Justice League #1? Buffo, ma non sembra proprio sia l'inizio di una nuova era dei comics. Magari dopo tanta pubblicità ci si aspettava di leggerlo in preda a un'estasi mistica ma ovviamente non è così.
L'intento è di portare lettori freschi e allora proviamo a guardare l'albo con gli occhi di un novellino che fino a ieri i fumetti non li leggeva, o almeno non leggeva albi
DC Comics.
Justice League #1 lo convincerà senza ombra di dubbio che non può più fare a meno di leggere i numeri successivi?
Non è facile rispondere. Forse sì, forse no. Più probabilmente no, ma non ci metterei la mano sul fuoco. L'albo è di buon livello, ma l'approccio narrativo scelto è di rimandare quasi del tutto l'azione, eccetto quelle due tre paginette di
splash action.
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C'è
Batman che insegue una creatura aliena ma che è a sua volta braccato dalla polizia. Il mondo ha appena scoperto l'esistenza dei superuomini e non trova la loro esistenza molto tranquillizzante. Da un punto dell'azione (che è anche l'unica che vedremo in questo numero) la scena funziona. Dal punto di vista simbolico/suggestivo ha invece un piccolo difettuccio:
Batman non ha superpoteri e non è il bersaglio più significativo che si poteva scegliere per dare
pathos al bracconaggio da parte delle forze dell'ordine.
Comunque sia, la creatura aliena è probabilmente il primo nemico che la
Justice League dovrà affrontare (anche al suo debutto nel 1960 la
League dovette vedersela come prima cosa con un alieno:
Starro), ma l'azione - fatta salva una piccola scaramuccia corpo a corpo fra
Batman e l'alieno - viene rimandata ai numeri successivi.
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L'inseguimento viene interrotto perché
Batman si imbatte in
Green Lantern. Con poche battute efficaci si riesce a rendere bene il contrasto fra la solarità dell'eroismo della
Lanterna e la cupezza tormentata del
Cavaliere Oscuro.
Che però tanto
oscuro qua non pare. I tratti caratteriali di
Batman sembrano più smussati del solito: viene il sospetto che nel
New Universe si voglia dare a
Batman una caratterizazione snellita dai tratti più duri, il che è anche una scelta logica per attirare lettori veramente giovanissimi (ed ecco il probabile colpo di spugna inferto anche a
Dark Knight Returns e
Batman Year One di
Frank Miller).
Ancora un po' di verbosa interazione fra
Batman e
Green Lantern e poi si passa a
Vic Stone ossia
Cyborg, che dovrebbe essere la vera chiave d'accesso per i lettori più giovani e che quindi viene mostrato ancora pienamente umano, non ancora
cyborgizzato.
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La presentazione di
Vic Stone, per funzionare con gli scopi detti, doveva indispensabilmente essere messa nel numero #1. La pessima conseguenza è che la storia - già rallentata - ne risulta completamente arrestata.
E in chiusura l'apparizione di
Big Blue Superman (ancora più
Blue, senza le fidate mutande rosse). Appare e basta, però, senza far nulla dato che il
cliffhanger dell'ultima pagina rimanda al numero successivo (
Prossimo numero: Batman contro Superman). E anche la comparsa degli altri componenti della Justice League (
Aquaman, Wonder Woman, Flash) è rimandata al secondo numero, sempre che il primo vi abbia convinto abbastanza da aprire nuovamente il portafoglio.
Ma parliamo dei disegni di
Jim Lee. Non è mai stato uno
storyteller di particolare originalità inventiva. I suoi pregi sono sopratutto nella perferzione tecnica dell'esecuzione e nella peculiarità del suo tratteggio (che ha fatto scuola).
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Anatomie e volumi sprizzano vigore da ogni pagina e sotto questo aspetto
Lee è persino migliorato con gli anni, disfacendosi di inutili orpelli. Anche la sua suddivisione delle tavole in vignette è sempre stata efficace, quanto meno per esprimere velocità d'azione.
Solo che qui l'azione non c'è.
In definitiva un albo di ottimo livello, ma se basti a convincere la maggioranza dei lettori che questo davvero è l'
inizio di una nuova era, è cosa tutta da dimostrare. Per il momento non si riesce a parlar male di questo esordio, ma neanche a traboccare d'entusiasmo.
Le prenotazioni di JL #1 hanno raggiunto quota 200.000. Riuscirà DC Comics a confermare almeno metà di queste prenotazioni per il secondo numero?
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