Visualizzazione post con etichetta Geoff Johns. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Geoff Johns. Mostra tutti i post

mercoledì 5 ottobre 2011

Recensione: Aquaman #1 (The New 52)

Nella notte dei tempi dell’esordio del formato comic book, prima che i supereroi diventassero l’unica strada percorribile per il fumetto Usa (grazie infinite Dottor Wertham) gli editori erano disperatamente alla ricerca di spunti avventurosi che ben si prestassero a far affezionare i lettori, quindi a permettere la produzione di albi in serie di lunga durata.

Ogni casa di fumetti aveva nelle sue fila maghetti, tarzaniti e atlantidei, anche se la maggior parte di queste creazioni non hanno superato la prova del tempo.

Aquaman in DC Comics e Namor in Marvel Comics sono di fatto gli unici atlantidei che sul lungo periodo sono sopravvisuti alla progressiva scomparsa di personaggi e case editrici.

Eppure i due sono afflitti dallo stesso problema. Hanno una presa immediata sul pubblico e in teoria potrebbero crearsi un grosso seguito di lettori, ma di fatto non sono mai riusciti a realizzare questa aspettativa.

Il basso livello di popolarità di Aquaman in casa DC è sempre stato puntellato ricorrendo all’inclusione del personaggio tra le fila della Justice League. Aquaman affascina perché Re di Atlantide, padrone indiscusso di tutto quello che non è sulla terraferma (in pratica di due terzi del globo) ma per vendere un albo ha sempre bisogno di farsi spalleggiare da Superman o da Batman o da Wonder Woman.

Come ci si sente a essere il supereroe preferito di nessuno?
Fin qui la realtà. Nella finzione narrativa, invece, come risolve lo scrittore Geoff Johns  il puzzle del rilancio per il signore di Atlantide? Ideuzza semplice ma davvero efficace: il contrasto fra la possenza regale del personaggio e il suo scarso appeal sulla gente viene trasferito pari pari dentro il racconto.

Aquaman #1 è un albo stupendamente disegnato, brillantemente colorato e raccontato con dosi massiccie di humor genuino. Non un umorismo sguaiato o forzato, si badi bene, ma ben dosato da una tensione ironica sottesa in ogni situazione. Aquaman può sventare una rapina in apertura dell'albo, ma tutto quello che riceverà dai poliziotti che ha aiutato sono battutine ridacchianti. Fondamentalmente la gente lo percepisce come un essere incomprensibile, prima ancora che distante.

Mentre Johns costruisce gag divertenti e se la prende molto comoda con l'azione (del tutto assente da questo primo albo), prova a far sentire il personaggio meno distante per il lettore. Aquaman è atlantideo solo a metà. Suo padre era umano e lui stesso ha vissuto senza sapere nulla del regno subacqueo fino all’età di tredici anni. Mentre compie azioni in ricordo nostalgico di quel periodo, Aquaman ci fa dimenticare in parte la sua appartenenza alla stirpe sottomarina.

Sarà anche più umano che mai, ma
non significa che potete farlo incazzare
Ivan Reis alle matite fa un lavoro stupendo, anatomicamente perfetto, come perfetto è anche nelle proporzioni e nelle prospettive. Un tratto di grande precisione e cura del dettaglio, rotondeggiante e molto realistico, che con grande abilità tecnica dà il meglio del meglio nel rendere le espressioni facciali.

Caratterizzazione a parte, l’esistenza di una minaccia al mondo di terra proveniente dagli abissi ci viene prospettata, ma la trama è rimandata al numero successivo. Nonostante Aquaman abbia appena deciso di rinunciare alla sua vita da atlantideo è prevedibile che nei prossimi numeri non potrà ovviamente più farlo, perché il suo senso di responsabilità è più forte e lo obbligherà a intervenire. Non è però possibile capire, da questo primo albo, se la trama futura sarà interessante ai fini del rilancio del personaggio.

In conclusione si tratta un ottimo numero uno, che lascia a desiderare solo per la scarsità di azione. Si rinuncia in partenza a fare di Aquaman un personaggio hit (perché, realisticamente, non potrebbe mai esserlo) ma lo si consegna al lettore vivido come mai prima. Non ricordo di aver letto un suo albo passato con così tanta attenzione.


sabato 24 settembre 2011

Recensione: Green Lantern #1 (The New 52)

Questo Green Lantern #1 parte da una situazione pregressa abbastanza (come dire?) incasinata! Già, perché Green Lantern è una delle cinquantadue testate del reboot DC Comics ma non subisce nessun reboot. Più o meno.

Col precedente Green Lantern #67 (pima del reboot) si è conclusa la saga War of the Green Lanterns, trama macchinosa, a tratti anche puerile, in chiusura della quale Hal Jordan perdeva il suo anello smeraldo e tornava al ruolo di normalissimo cittadino della Terra privo di superpoteri.

L'arco narrativo era stato concepito per sfruttare la grande popolarità che Green Lantern avrebbe dovuto raggiungere con l'uscita del film, spingendo il lettore all'acquisto non solo dei fumetti dedicati al personaggio ma anche di altre collane DC Comics. Ragion per cui la trama War of the Green Lanterns allungava le sue propaggini narrative su tutto il resto del DC Universe.

Il gradimento del pubblico per il film però è stato modesto, i fumetti di Green Lantern non hanno beneficiato di impennate di vendite particolarmente esaltanti ed in DC Comics è stato messo in atto il piano B: l'operazione di reboot The New 52, appunto. E se l'azzeramento narrativo fosse stato operato anche per la testata dedicata a Green Lantern non ne sarebbe derivato nessun problema a livello di narrazione.

Hal Jordan perde l'anello (in Green Lantern #67)
Senonché Green Lantern #1 continua il racconto riprendendolo esattamente da dove era stato lasciato in Green Lantern #67 (eventi pre-Flashpoint). Insomma non si sa bene in che modo le conseguenze di War of the Green Lanterns dovrebbe influenzare un resto dell'universo che di fatto non esiste più, o anche che cosa ormai ce ne dovrebbe emotivamente fregare se questa influenza ci sarà o non ci sarà.

Da un punto di vista strettamente tecnico, invece, Green Lantern #1 è realmente un reboot epocale. Perché ora l'anello di Hal Jordan è in possesso di Sinistro, tornato (quasi) a pieno titolo a essere un membro del Corpo delle Lanterne Verdi.

E l'anello di Hal ora è in mano a Sinistro
Anzi è proprio Sinistro la Green Lantern cui è dedicata la testata. Però il focus narrativo dell'albo è ancora prevalentemente fissato su Hal Jordan, per cui forse Green Lantern #1 sarebbe stato meglio intitolarlo Hal Jordan #1, e... aaaaarrrghh! E basta!!!!

Mi sta scoppiando la testa, ma ho reso l'idea perciò meglio passare a parlare dell'albo in sé piuttosto che delle premesse. A parte la novità di avere Sinistro di nuovo nel Corpo (ma non per questo meno malintenzionato e rancoroso nei confronti dei Guardiani di Oa) e Hal Jordan ridotto a umano semplice, l'impatto dell'albo è quello che avrebbe un numero qualunque. Non si avverte nessun brivido particolare nel leggerlo.  

Geoff Johns si barcamena con un certo mestiere fra le pasticciate esigenze imposte dalla casa e riesce a consegnare comunque un albo di lettura leggera e piacevole. Ma niente di speciale per essere un numero #1, anche perché il non esaltante disegnatore della serie Doug Mahnke sembra qui più frettoloso di quanto lo fosse nel precedente arco narrativo, ed è anche malamente accompagnato dalla colorazione piuttosto sciapita di David Baron.

I Puffi litigano fra loro I Guardiani non sono tutti concordi sul ritorno di Sinistro
A parte qualche spunto umoristico (ma neanche troppo) offerto a Geoff Johns dalla nuova situazione di Hal Jordan come uomo comune, in Green Lantern #1 non c'è proprio niente da segnalare che giustifichi l'inserimento del personaggio nell'operazione The New 52. Nessuna infamia, nessuna lode, nessun vero clamore.

L'albo però ha venduto bene ugualmente, circostanza che si presterebbe come occasione per discutere se i fumetti seriali oggi siano più il frutto del lavoro creativo di scrittori e artisti o piuttosto solo il risultato di politiche aziendali del tutto meccaniche ma ipercollaudate. Ma questa, purtroppo, è un'altra storia.


domenica 4 settembre 2011

Recensione: Justice League #1 (The New 52)

"C'era un tempo in cui il mondo non li chiamava i più grandi supereroi - C'era un tempo in cui il mondo non sapeva cosa fosse un supereroe - Quel tempo è adesso" (Incipt di Justice League #1)

Quando si lancia un nuovo supergruppo gli approcci possibili sono due: (1) Subito catapultare il lettore nell'azione, rimandando a dopo le presentazioni dei componenti il gruppo (2) Fare il contrario.

In Justice League #1 lo scrittore Geoff Johns - senza dimenticare anche il contributo dato da Jim Lee, visto che nel reboot DC Comics c'è il suo apporto non solo per la parte grafica - ha scelto una soluzione in bilico fra le due possibilità, ma a ben guardare ha adottato più il secondo approccio che il primo.

Non sembra essere la soluzione migliore, come non sembra ottimale l'avere un numero #1 composto da sole 24 pagine. Si dovrebbe ricorrere a una foliazione maggiorata per il lancio di una nuova serie, ma qui pare proprio non si sia potuto farlo.

Justice League #1
Clic per ingrandire
I tempi a disposizione per la produzione degli albi son quelli che sono e l'operazione The New 52 è senz'altro di estrema complessità. Ecco perché c'è proprio Geoff Johns ai testi di Justice League #1, primo albo dell'operazione a venir lanciato. 

Johns può già vantare successi incredibili nel gestire operazioni editoriali e narrative complesse (Green Lantern: Rebirth, Crisi Infinita, 52, Superman: One Year later, Flash: Rebirth, Sinestro Corps, Brightest Day). E' riuscito persino a compiere il rilancio di un personaggio difficilmente attraente come Booster Gold.

Sicuramente è l'uomo adatto su questa serie, tenendo presente che da Justice League - nodo centrale nell'immaginario DC Comics - le linee guida da lui impostate si propagheranno sulle altre testate.

Justice League #1
Clic per ingrandire

Justice League #1
Clic per ingrandire
Ma, a caldo, quale impressione fa questo Justice League #1? Buffo, ma non sembra proprio sia l'inizio di una nuova era dei comics. Magari dopo tanta pubblicità ci si aspettava di leggerlo in preda a un'estasi mistica ma ovviamente non è così.

L'intento è di portare lettori freschi e allora proviamo a guardare l'albo con gli occhi di un novellino che fino a ieri i fumetti non li leggeva, o almeno non leggeva albi DC Comics. Justice League #1 lo convincerà senza ombra di dubbio che non può più fare a meno di leggere i numeri successivi?

Non è facile rispondere. Forse sì, forse no. Più probabilmente no, ma non ci metterei la mano sul fuoco. L'albo è di buon livello, ma l'approccio narrativo scelto è di rimandare quasi del tutto l'azione, eccetto quelle due tre paginette di splash action.

Justice League #1
Clic per ingrandire
C'è Batman che insegue una creatura aliena ma che è a sua volta braccato dalla polizia. Il mondo ha appena scoperto l'esistenza dei superuomini e non trova la loro esistenza molto tranquillizzante. Da un punto dell'azione (che è anche l'unica che vedremo in questo numero) la scena funziona. Dal punto di vista simbolico/suggestivo ha invece un piccolo difettuccio: Batman non ha superpoteri e non è il bersaglio più significativo che si poteva scegliere per dare pathos al bracconaggio da parte delle forze dell'ordine.

Comunque sia, la creatura aliena è probabilmente il primo nemico che la Justice League dovrà affrontare (anche al suo debutto nel 1960 la League dovette vedersela come prima cosa con un alieno: Starro), ma l'azione - fatta salva una piccola scaramuccia corpo a corpo fra Batman e l'alieno - viene rimandata ai numeri successivi.

Justice League #1
Clic per ingrandire
L'inseguimento viene interrotto perché Batman si imbatte in Green Lantern. Con poche battute efficaci si riesce a rendere bene il contrasto fra la solarità dell'eroismo della Lanterna e la cupezza tormentata del Cavaliere Oscuro.

Che però tanto oscuro qua non pare. I tratti caratteriali di Batman sembrano più smussati del solito: viene il sospetto che nel New Universe si voglia dare a Batman una caratterizazione snellita dai tratti più duri, il che è anche una scelta logica per attirare lettori veramente giovanissimi (ed ecco il probabile colpo di spugna inferto anche a Dark Knight Returns e Batman Year One di Frank Miller).

Ancora un po' di verbosa interazione fra Batman e Green Lantern e poi si passa a Vic Stone ossia Cyborg, che dovrebbe essere la vera chiave d'accesso per i lettori più giovani e che quindi viene mostrato ancora pienamente umano, non ancora cyborgizzato.

Justice League #1
Clic per ingrandire
La presentazione di Vic Stone, per funzionare con gli scopi detti, doveva indispensabilmente essere messa nel numero #1. La pessima conseguenza è che la storia - già rallentata - ne risulta completamente arrestata. 

E in chiusura l'apparizione di Big Blue Superman (ancora più Blue, senza le fidate mutande rosse). Appare e basta, però, senza far nulla dato che il cliffhanger dell'ultima pagina rimanda al numero successivo (Prossimo numero: Batman contro Superman). E anche la comparsa degli altri componenti della Justice League (Aquaman, Wonder Woman, Flash) è rimandata al secondo numero, sempre che il primo vi abbia convinto abbastanza da aprire nuovamente il portafoglio.

Ma parliamo dei disegni di  Jim Lee. Non è mai stato uno storyteller di particolare originalità inventiva. I suoi pregi sono sopratutto nella perferzione tecnica dell'esecuzione e nella peculiarità del suo tratteggio (che ha fatto scuola).

Justice League #1
Clic per ingrandire
Anatomie e volumi sprizzano vigore da ogni pagina e sotto questo aspetto Lee è persino migliorato con gli anni, disfacendosi di inutili orpelli. Anche la sua suddivisione delle tavole in vignette è sempre stata efficace, quanto meno per esprimere velocità d'azione.

Solo che qui l'azione non c'è.

In definitiva un albo di ottimo livello, ma se basti a convincere la maggioranza dei lettori che questo davvero è l'inizio di una nuova era, è cosa tutta da dimostrare. Per il momento non si riesce a parlar male di questo esordio, ma neanche a traboccare d'entusiasmo.

Le prenotazioni di JL #1 hanno raggiunto quota 200.000. Riuscirà DC Comics a confermare almeno metà di queste prenotazioni per il secondo numero?




Justice League #1 - Ultima Pagina


DC Comics Reboot: The New 52 - tutte le recensioni

sabato 3 settembre 2011

Green Lantern: il secondo lungometraggio animato

Dopo l'ottimo Green Lantern: First Flight (2009) la divisione DC Animated Universe ha distribuito in Usa per il mercato home video un altro lungometraggio animato dedicato a Lanterna Verde: Green Lantern: Emerald Knights (Giugno 2011).

Si tratta di un film a episodi, al pari dello spettacolare Batman: Gotham Knight, ma ciò non gli impedisce d'avere notevole unità narrativa. L'idea del lungometraggio è quella di concentrarsi coralmente sul Corpo delle Lanterne Verdi e non sul solo Hal Jordan.

A questo scopo Geoff Johns (attualmente ai testi di Justice League #1, una delle nuove testate dell'operazione The New 52) ha selezionato alcune delle migliori storie fumettistiche dedicate alla complessa mitologia dei Guardiani di OA e del Corpo delle Lanterne Verdi, per coordinarne gli adattamenti in animazione.

Tanto per dare idea del livello delle storie selezionate, una di queste è opera del duo Alan Moore/Dave Gibbsons (gli stessi autori di Watchmen). Ma prima di parlare in dettaglio dei singoli episodi del film, meglio dare un'occhiata al trailer.

Trailer Green Lantern: Emerald Knights (2011)


Krona
Emerald Knights: questo episodio è la storia principale del film, rispetto al quale gli altri cinque episodi sono concepiti come appendici di approfondimento.

[Piccola avvertenza: il titolo dell'episodio, nonché del lungometraggio tutto, può indurre in confusione. Esiste una omonima saga a fumetti raccolta nel 1998 in un volume unico, ma il lungometraggio ha poco a che fare con essa. Il titolo è stato piuttosto scelto per assonanza con  Batman: Gotham Knight, altro cartoon composto da sei episodi].

Green Lantern - Emerald Knights affronta di petto - con una sceneggiatura scritta da Alan Burnett e Geoff Johns - uno dei miti più suggestivi della cronologia dei Guardiani di OA: il momento in cui l'ambizioso scienziato Krona, con un complicato esperimento scientifico, riuscì a posare lo sguardo sulla mano di Dio nell'atto di avviare il Big Bang dell'universo.

Ecco cosa ha visto Krona.
E adesso l'avete visto anche voi: cavoli vostri!!!
Un mito talmente irrresistibile da essere stato rivisitato più volte nei fumetti DC Comics, alcuni dei quali hanno spinto Krona alla raggiunta consapevolezza dell'esistenza di un vasto spettro di universi paralleli, Marvel Universe compreso.

Ma da che mondo è mondo (a maggior ragione dal Frankenstein di Mary Shelley in poi) nella cultura popolare mangiare i frutti più alti dell'albero della conoscenza è sempre fonte di disgrazie.

Il successo scientifico di Krona provoca perciò la distruzione del tessuto spaziotempo e la possibile - ma poi sventata - scomparsa del nostro stesso universo. Krona viene smaterializzato dai Guardiani di OA e reso innocuo con l'esilio in un universo parallelo fatto d'antimateria.

Per raccontarci una storia connessa a questo mito, Alan Burnett e Geoff Johns scrivono un soggetto originale e ci mostrano l'attacco che Krona - liberatosi dall'esilio - sferra contro il pianeta OA, sede dei Guardiani e del corpo delle Lanterne.



Gli altri cinque episodi vengono introdotti dalle voci narranti di Hal Jordan e Arisia, quest'ultima una Lanterna Verde novellina.

Sia Arisia che Hal Jordan compaiono in alcuni episodi, come compare anche Sinestro (o Sinistro, detto all'italiana) che ci viene mostrato quando era ancora la più stimata delle lanterne, prima che venisse sedotto dal lato oscuro della forza dal potere dell'impurità gialla.

Kilowog
The First Lantern è l'episodio che racconta la storia della prima Lanterne Verde in assoluto: Avra, che lottò con coraggio e volontà contro il caos dominante in un universo ancora giovane, contribuendo a fondare il Corpo delle Lanterne Verdi come unica soluzione per garantire pace e ordine universale. L'anello di Avra è poi passato via via ai suoi successori, fino a giungere in mano a Abin-Sur, che ha infine scelto Hal Jordan come suo continuatore.

Kilowog - episodio di narrazione delle origini di un'altra epica Lanterna Verde, racconta l'addestramento spietato che Kilowog ha dovuto affrontare per entrare nel corpo divenendone uno dei membri più valorosi. Basato sulla storia a fumetti New Blood di Peter J. Tommasi e Chris Samnee.

Laira - storia di una Lanterna Verde che per onorare la sua missione fu costretta alla tormentata decisione di combattere contro il suo stesso pianeta natale e contro suo padre. Episodio che basa tutto il suo fascino su sapori orientaleggianti. Basato sul fumetto Onore a Che Prezzo? di Ruben Diaz e Trevor Charest.

Mogo Doesn't Socialize ci presenta un pianeta vivente (sì, proprio! Una roba strana come Ego creato da Jack Kirby per Marvel). Mogo era esso stesso una lanterna e ha svolto un ruolo decisivo nella storica battaglia fra i Guardiani di OA contro Krona. Basato sul fumetto Mogo non socializza di Alan Moore e Dave Gibbons.

E poteva infine mancare un episodio su Abin-Suir, padre putativo della lanterna Hal Jordan? Ovviamente no.  

Abin-Suir racconta del contrasto fra Sinistro e Abin-Suir, i promotori di due visioni contrapposte della missione affidata alle lanterne. Convinto fanatico della programmazione ipercontrollante il primo, più fiducioso e consapevole del ruolo del caso il secondo. Basato sul fumetto Tygers di Alan Moore e Kevin O' Neill (con qualche adattamento filmico apportato da Geoff Johns)



LinkWithin

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...