Nella notte dei tempi,
Superboy era semplicemente la versione più giovane di
Superman, calibrata per un pubblico d’età minore. In tempi più moderni i due personaggi sono stati separati in persone distinte.
Superman muore e
Superboy viene creato in laboratorio appositamente per rimpiazzarlo.
Finché
Superboy era
da solo in circolazione, lo si è potuto far muovere in modo interessante, confrontandolo col ricordo del buon vecchio
Superman e constatandone l'inadeguatezza come sostituto. Quando
Superman è tornato sulla scena, divenne però inopportuno che il clone lo mettesse in imbarazzo.
E qui cominciò il calvario di
Superboy, trasformato in bravo ragazzo noiosissimo e con ben poco da raccontare, continuamente revisionato nel corredo di poteri a sua disposizione (un po’ diverso da quello di
Superman) e nei tratti caratteriali (sempre sfocati e inefficaci per risultare davvero di interesse). Come ultima spiaggia si tentò la rivelazione
shock: il DNA di
Superboy è derivato per metà da quello di
Superman e per l’altra metà da quello di
Lex Luthor.
Nonostante ciò, gli sceneggiatori continuavano a non sapere che farne di questo ragazzetto ingombrante, provando alla cieca vari approcci incerti e falllimentari. Finché siamo arrivati a ridosso dell’operazione di rilancio
DC Comics. Un personaggio così problematico, forse, sarebbe stato meglio lascialo a casa e non includerlo nel nuovo universo DC. Ma a quanto pare non si può.
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| Okay, hai mani, corpo e tutto. Capelli zero, però! |
Superboy è una icona essenziale per la serie dei
Teen Titans, testata che raccoglie in un unico supergruppo tutti i cosidetti
sidekicks (le spalle giovanili dei supereroi di punta). Un prodotto che ha sempre goduto di uno straordinario
appeal fra i giovanissimi, tanto da essere stato emulato in altre serie di successo (
Young Justice in
DC Comics e
Young Avengers in
Marvel).
E così,
DC Comics passa ora la
patata bollente-Superboy allo sceneggiatore
Scott Lobdell, a cui va, coerentemente, anche il compito di scrivere in parallelo la testata dei
Teen Titans. Può darsi che
Lobdell abbia idee molto chiare su cosa fare di
Superboy, ma da questo esordio è letteralmente impossibile comprendere quali siano le sue intenzioni.
Superboy #1 ci riporta nel laboratorio, alle origini di un personaggio che (apparentemente) non viene poi reinventato così tanto. In apertura d’albo,
Superboy è già
originato ma non è ancora caratterialmente
formato. Il progetto scientifico-militare
N.O.W.H.E.R.E. lo tiene in osservazione, perché non conosce ancora bene il potenziale di un essere che spera di poter trasformare in un'arma di distruzione di massa.
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| Le vecchie versioni di "Superboy" vengono fatte rivivere |
| durante sogni in realtà virtuale. E Lobdell ironizza sui trascorsi |
La
N.O.W.H.E.R.E. è una invenzione
ex-novo nell'universo DC, ma la sua esistenza non è incompatibile col fatto che
Superboy è stato (nella vecchia versione DC) creato piuttosto da un'altra organizzazione, il progetto
Cadmus. Da alcuni dialoghi sembra infatti che la N.O.W.H.E.R.E. nutra dubbi su quale sia la composizione precisa del DNA di
Superboy. Ciò potrebbe significare che l'organizzazione non è la creatrice originaria del clone, ma potrebbe significare anche che sospetta di aver prodotto un clone diverso da quello che voleva creare.
Quel che è certo è che
Superboy sembra avere poteri
superumani ma non le stesse compulsioni altruistiche di
Superman. Il che ci lascia in dubbio su quel che vorrà fare
Lobdell col personaggio, una volta incluso nei
Teen Titans. Trasformarlo forse in una potenziale minaccia? L’approccio narrativo è molto verboso, anche troppo, eppure alla chiusura dell'albo resta l’impressione che nessuna informazione certa ci sia stata fornita (cosa che è evidente da tutti i condizionali che ho utilizzato fin qui).
L’immedesimazione del lettore con il personaggio viene suscitata attraverso i pensieri di
Superboy, trattato da cavia e sofferente per la prigionia, sicché egli medita sulla fuga man mano che acquista consapevolezza di sé stesso e controllo sui suoi poteri. Al contempo, seppur rancoroso, il ragazzo si guarda attorno persino con una certa dose di incanto infantile. Insomma, non esattamente l’approccio più innovativo al mondo.
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| Rilasciate il super-ragazzo! |
| Non è ancora pronto ma doveva essere pronto ieri. |
Il pur capacissimo matitista
R. B. Silva adotta un tratto molto cartonistico, con contorni nitidi e senza ombreggiature o tratteggi, e analogamente la colorazione fugge da qualsiasi ricercatezza per consegnare un prodotto di pulizia immediata. Il risultato, tecnicamente affatto carente, sembra troppo sempliciotto già a colpo d’occhio, ma forse è esattamente in linea col pubblico potenziale per la testata.
In conclusione dell’albo, e posso rivelarlo perché c’è ben poco che non si intuirebbe già a metà lettura,
Superboy viene inserito nei
Teen Titans (così si lascia intuire dalla splash page finale) anche se ritenuto ancora non controllabile. Il che getta un’ombra anche sulla presunta benignità della
missione dei
Titani.
Sconsiglierei la lettura di quest’albo a un pubblico smaliziato, ma obiettivamente non potrei ben motivare la mia opinone. E’ davvero difficile capire se
Lobdell abbia in mente un piano di vasta portata o stia solo giocando a fare l’equilibrista senza sapere bene in che direzione andare.
Opinione personalissima è che l’unico scopo dell’albo fosse quello di reintrodurre
SuperBoy per poi rilanciare la palla ai
Teen Titans, ma sopratutto che l'irritante e sibillina verbosità tornerà molto utile per creare agganci di ogni tipo per qualsiasi aggiustamento si vorrà successivamente improvvisare.